I dubbi Amletici di Daniele Pecci: conversazione domenicale da Baccano

4 ottobre 2016

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Tempo di lettura: 1 calice di Sirch Merlot 2014 e un sorso d’acqua dimenticata.

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I Dubbi Amletici di Daniele Pecci – Conversazione Domenicale da Baccano sull’Amleto, in scena al Teatro Quirino dal 18 al 30 Ottobre.

Avrei voluto per Daniele Pecci un Aperitivo da Baccano ma nonostante il poco tempo a disposizione sono stata fortunata e l’Amleto ci ha concesso un pranzo domenicale. Avevo dimenticato fosse Domenica e fosse tempo di Brunch da Baccano e quindi pensando ai versi shakespeariani ho scelto dalla Carta dello Chef Marco Milani dell’ottimo Carpaccio di Manzo, marinato al pepe Sarawak con scaglie di Parmigiano Reggiano 36 mesi, rucola e pomodorini secchi. Per tutti e due. Lo ritenevo quanto di più vicino al piatto freddo citato dal Principe di Danimarca, a quell’«arrosto del funerale […] servito, freddo, sui tavoli nuziali». Volevo un piatto freddo, veloce, che potesse farci pensare, senza per questo toglierci il gusto della carne alle tematiche teatrali: alla vendetta, alla fredda follia, alla dicotomia tra amore-vita e morte. Qualcosa di terreno e di crudo con i grani del pepe che sono come quello che ti aspetti dalla vita nei momenti inattesi.

TESTO DI UNA GRANDE MODERNITA’. COME TI SEI APPROCCIATO AL TESTO, ALLA SUA TRADUZIONE, AL SUO ADATTAMENTO?

“È un testo barocco, difficile, non così agile sulla lingua parlata. Il mio adattamento al testo è teso a semplificare la prosa pur facendo attenzione ai giochi figurati, alle parafrasi, alle metafore. L’intenzione è quella di voler rendere lo spettacolo il più shakespeariano e contemporaneo possibile.

COME LO AFFRONTI DA REGISTA E CONTEMPORANEAMENTE DA ATTORE?

Con molta paura. É un testo enorme, molto faticoso – sguardo sicuro, gambe che ballano sotto il tavolo apparecchiato- Essere di là e di qua allo stesso tempo… a volte mi sembra di non farcela ma posso affrontarlo perché vengo dall’esperienza di un altro Amleto, una tournèe dell’anno scorso, diverso ma pur sempre un Amleto.” – Arriva il carpaccio, fette sottili ma ferme, le sue gambe non sono ancora stanche –

PERCHE’ TI SEI INNAMORATO DI AMLETO?

– Perché per volerlo così, da regista, protagonista e con tante accortezze, bisogna innamorarsene.-

Non so dirti perché mi sono innamorato di Amleto. Come quando ci si innamora di qualcuno, non so spiegarlo. Penso che in parte sia dovuto alla comprensione; l’ho compreso nonostante, come dire, la mia insufficienza scolastica”- in realtà Pecci si è laureato sul Teatro Elisabettiano, con una tesi sull’Amleto, ma si approccia al testo con la modestia di chi sa che l’Amleto non è solo il testo shakespeariano ma tutti i testi di critica che lo hanno seguito, tutte le sue interpretazioni.
“Lo lessi a 16 anni la prima volta, dopo 30 anni lo leggo ancora.”

L’AMLETO È PIENO DI SIMILITUDINI INTRISE DI CIBO E BAGNATE DI VINO, IMMAGINO CHE COSÍ RESTI ANCHE NELLA TUA VERSIONE.

“Le similitudini figurate di Shakespeare sono il suo essere così legato alla terra, il cercare di avvicinarsi al pubblico con semplicità; il cibo è utilizzato per parlare di altro, per spiegare come un re possa viaggiare agilmente tra le budella di un pezzente, «il verme è il solo imperatore della dieta […] un re grasso e un mendicante magro sono due diverse portate del servizio- due piatti ma per una sola tavola».
-Il suo «venir chiuso in un guscio di noce» è metafora della soggettività della dimensione umana, il considerarsi «re dello spazio infinito» quando l’infinito per l’umanità non si vive.-
E poi il vino, riproposto come veleno, una perla imbevuta di un veleno molto potente e lasciata nel bicchiere. L’avvelenamento della bevanda è tipico di quegli anni. Abbiamo superato il Medioevo e siamo nell’epoca in cui la morte avviene con mezzo artificioso e con un piano ben studiato.”

AMLETO PERO’ MANGIA E BEVE POCO…

Si ciba di «cibo da camaleonte, mangia aria, zeppa di promesse; con cui non si possono nutrire i capponi» – “Si, il suo non star bene lo porta ad essere lontano dai piaceri della carne e della tavola; lontano dai bisogni primari dell’uomo, dal mangiare, dal dormire e dal fare l’amore.”

COME SARA’ FISICAMENTE IL TUO AMLETO?

“Alla fine dell’opera, viene descritto da sua madre come «un po’ grasso». È un antieroe, non ha certo la ficaggine di Richard Burton o Laurence Olivier. il mio Amleto è più un intellettuale mitteleuropeo di inizio ‘900, legge, studia e impugna bene la penna e meno il pugnale. Se vuoi, é un po’ sfigato Sorrido di fronte a questa versione del personaggio, che in realtà condivido pienamente ed è un ulteriore sforzo di Daniele per uscire fuori dalla sua fisicità; ci ha provato anche con Ozpetek in “Mine Vaganti” e gli è riuscito egregiamente.

COSA VORRESTI DIRE IN PIU’ SU QUESTO AMLETO?

“Guarda Giulia, vorrei che gli spettatori si avvicinassero con la riluttanza della paura di un’opera impegnativa come questa, per poi capire di trovarsi di fronte a qualcosa di più semplice. È un testo talmente famoso che è conosciuto da tutti ma sono in pochi ad averlo letto. Parlerà il lavoro che abbiamo fatto. E lo abbiamo fatto con una cifra irrisoria, nonostante i quattordici attori in scena. Il nostro è stato un lavoro di artigianato, che tiene conto del bambino di 12 anni e dell’uomo colto che di Amleto ne ha già visti 20.
“Non vedo l’ora di vedere lo spettacolo allora!” – “Si ma, per favore, non venire alla prima, le volte successive viene sempre meglio.”– “ Va bene Daniele.” – Il Carpaccio di manzo è finito, il vino l’ho bevuto da sola, senza tondeggianti sorprese e la sua frase così delicata mi fa distogliere gli occhi dai suoi e dal bicchiere, per continuare a guardare quel ginocchio che pensando all’Amleto non ha mai smesso di tremare – Era arrivato con la sua bottiglia d’acqua dalle prove ma nella fretta ho dimenticato di ricordargliela, il calice di vino era solo il mio. Sarà un Amleto meraviglioso. Coraggioso, pensieroso, folle nel dubbio e fortemente umano.

Giulia Cuevas – Comunicazione Baccano
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