Frida Kahlo, una donna non basta. Ritratto d’amore.

19 maggio 2017

Tempo di lettura: ca. 40 ml di Tequila Don Julio senza bicchiere

Fino a Domenica 21 Maggio, al Teatro Quirino, Frida Kahlo – Il ritratto di una donna, con Alessia Navarro per la regia di Alessandro Prete. Baccano ha visto l’anteprima e ve la racconta.

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Uno spettacolo teatrale di luci, suoni, colori, musica che prende spunto dall’intensa vita di Frida Kahlo: pittrice, artista, rivoluzionaria ma soprattutto donna.
Un ritratto ispirato alla dura realtà di una vita di ossa, di ferri, politica e amore. Il racconto di contrasti femminili e contrastati e contrastanti rapporti. Una donna voluta, una bambina rifiutata, una maternità negata.

La brava ed energica Alessia Navarro dà voce alle numerose donne che rivivono nella figura di Frida Kahlo, essere pensante, forte e dalla fragilità di vaso ricomposto.

La aiuta Giulia Barbone, la aiuta Giulia Santilli, voce e corpo della Frida muta e forzatamente immobile. È la storia di una donna mutevole per intelligenza e fedele a se stessa; la storia di infinite donne senza luogo e senza tempo.
Aiutano Alessia Navarro le opere della stessa Frida Kahlo, così vive, così crude, così colorate.
Sono i colori de La Casa Azul, della luce del sole caldo, del sangue ingiustamente versato e del sangue materno.

Pittura letteraria, quasi precursore di un neorealismo magico fatto di realtà vissuta e realtà sognata; opera letteraria pittorica dalla forte valenza simbolica.
Un inizio forte: parto non voluto di donna, sangue esausto, vivo; fine di morte e rinascita bianca.
Laici chiodi di dolore e forbici. Forbici da barbiere che tagliano lunghi capelli di donna sensuale tradita; forbici strette da chirurgo che fermano cordoni legati.

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Un solo uomo in questa opera teatrale patrocinata dall’ambasciata del Messico: Gianluca Gobbi.
Sul palco c’è un Diego Rivera quasi inesistente perché protagonista non è Diego ma l’amore per Diego, in fronte dipinto.
È un teatro che si fonde sapientemente nella pittura offrendo allo spettatore, seduto e senza guida, una mostra toccante e parziale che invoglia a scavare nella vita di una rivoluzionaria coraggiosa che, pur non essendo madre, ha alimentato generazioni e generato quadri di vita che escono da rassicuranti cornici fittizie.
Ritratto di donna dalla mente travagliata e dal corpo dolorosamente stanco; corpo martoriato e amato. Ritratto di donna che si scava dentro fino a riuscire ad amare sé (ardua impresa per i più) e la sua immagine riflessa in una vasca da bagno.
Donna che coraggiosamente mostra le sue ferite, come aperture verso il mondo.
Storia di essere umano che ama senza pudore e senza paure per una natura crudele più che falsamente matrigna.

 

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Alessia, quale è stata la maggior difficoltà nell’interpretare una donna così forte, emblematica, pensante, rivoluzionaria?

La difficoltà è stata la responsabilità, perché Frida è una donna realmente esistita. Difficile è rendere l’icona Frida leggibile al pubblico. Hai la responsabilità di un personaggio che non puoi stravolgere ma puoi interpretare. La difficoltà è nel rendere fruibile il dolore, la vivacità viva di questa donna nata ad inizio Novecento.”

Cosa ti ha aiutato in questa rappresentazione?

“Mi ha aiutato la sua modernità, l’attualità della donna Frida e delle tematiche trattate. I temi toccati sono le violenze di cui la cronaca parla ogni giorno e che la società ti sbatte addossocome una colpa e un marchio di fabbrica. Frida è istinto, anche il suo dolore è istinto. Quell’istinto puro che si avvicina alla dinamica infantile, anche nella sua curiosità.”

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La vita di Frida Kahlo è stata contraddistinta dal dolore. Un dolore fisico, la sofferenza del corpo. Come lo hai vissuto in questo tuo lavoro?

“È stato un lavoro molto intenso, soprattutto per la preparazione della scena nella vasca da bagno. – scena toccante, realistica, dove si ritrova il pathos greco del teatro neonatoC’è la mobilità e l’immobilità delle privazioni fisiche; ho lavorato cercando di staccare la testa dal corpo, cercando di tenermi a freno; un lavoro di osservazione e concentrazione quello del dolore fisico che l’acqua mi ha dato.
Questa è stata la scena del dolore manifesto e della frustrante immobilità fisica del corpo in una mente estremamente dinamica.
Negli altri quadri il dolore è più intrinseco perché quella di Frida Kahlo è stata sì, una vita nella sofferenza ma una sofferenza che non ha mai dimenticato la forza. Il dolore è invasivo ma mai così tanto da offuscare quella grande forza.”

Frida: la donna per la donna e la donna contro la donna.

Frida è divoratrice di vita, è curiosità, curiosità che l’ha spinta a provare esperienze diverse, a stare con uomini e donne. La donna lotta contro la donna, perché è il più grande giudice di se stessa. Frida Kahlo ha lottato contro di sè perché avrebbe voluto non avere o forse solo non sentire i suoi irreversibili limiti fisici, dalla malattia agli incidenti, ai 3 aborti. La sofferenza è la rabbia latente a volte riversata il sè. Nello sconforto siamo i principali giudici di noi stessi. Lei resta amante dell’essere umano, della donna, dell’uomo, quell’uomo che ha amato più del proprio essere. Nella sua mascolinità, nella sua femminilità più accentuata Frida resta pro-donna.”

 

Sul palco tre donne, Frida in varie versioni, e un uomo.

“I tre personaggi femminili sono il suo essere multiforme, le tre donne sono i suoi numerosi ed imprescindibili aspetti, la completezza del personaggio.”

Quando è nato il progetto? Dove lo porterai?

“Il progetto, mentalmente, nasce più di 15 anni fa nei miei viaggi in Messico, con gli studi di Antropologia all’università. Fu prima che diventasse moda e simbolo di emancipazione. Con gli anni è maturato ed è stato portato all’Eliseo tre anni fa la prima volta.
Il desiderio è quello di poterlo portare in Messico, prima o poi.” Riportarlo, come fosse nato lì.

Giulia Cuevas -Comunicazione Baccano

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