Vino e Nobiltà. Conversazione con il Barone Malandrino e Doctor Wine.

4 novembre 2016

Il Barone Malandrino. Conversazione a 3 con 2 grandi signori del vino. Incontro fortuito con Luigi Cataldi Madonna e Doctor Wine.

Tempo di lettura: 5 calici di Magnum Fiano 2000 Di Meo e una bottiglia di Malandrino 2012- Cataldi Madonna (bevuta conversando, ovviamente)

intervista-malandrino

Sono da Baccano (la maggior parte della gente ci viene per pranzo, per cena, per l’aperitivo; io ci vengo per stare) e al tavolo, per pranzo, c’è Luigi Cataldi Madonna, professore di Filosofia e Nobile produttore di vino. – la parola “nobile” potreste accostarla indistintamente anche a “professore” perché Luigi è nobile in qualsiasi modo, in qualsiasi accostamento- è a pranzo con un caro amico di Baccano, Daniele Cernilli, il più che conosciuto Doctor Wine. Difficile resistere a questo bel tavolo, mi intrufolo invadentemente, non potendo evitare le mie goffe domande. Dunque mi siedo e mi aggiungono un calice di Fiano del 2000, 16 anni ben portati, e i nostri bicchieri si incrociano silenziosamente mentre Daniele Cernilli ci suggerisce “alcolico…ma in bocca sta bene” – e rialzando il bicchiere aggiunge: “alla faccia di chi ce vo’ male!”

PROFESSORE, IL MONTEPULCIANO É DI SINISTRA…E GIULIA?

– Giulia non sono io ma il buon vino dedicato a sua figlia, Giulia –
“Ah, attenzione! Il Montepulciano base è di sinistra; il Montepulciano più lavorato è meno popolare e non è di sinistra. Un vino che costa 20 euro non è di sinistra. – poi rivolgendosi a Doctor Wine-Daniè, il vino si può mettere nella bottiglia popolare?– Daniè sorride e risponde alla domanda con i nostri calici di Fiano del 2000, 5 in totale –

SO CHE “LA COMUNICAZIONE” NON LE PIACE. COSA DIREBBE DEL VINO E QUALI SONO LE PAROLE CHE NON VORREBBE FOSSERO UTILIZZATE NEL BICCHIERE?

“Le parole italiane possono essere vuote. Nessuno ha mai chiarito cosa significa “territorio”. Anche Baccano è territorio. Io non sono francese e non so cosa sia il terroir. Per me il territorio è quello biologico del maschio alpha. Al territorio do valori culturali; è geografico, è biologico. Ci vuole sangue nel territorio. Le parole non rappresentano nulla se sono vuote. – e guarda i nostri bicchieri, già vuoti, che ci vengono subito riempiti – Stiamo perdendo il racconto del vino, quello che ha fatto mio padre, mio nonno.”

QUINDI, NIENTE DESCRIZIONI DA SOMMELIER?

Il giovane si beve la birra senza farsi tutte queste pippe. Una cosa normale, come quelle fisiche d’altronde.” – si svuotano i bicchieri, sono al tavolo con serissimi maschi alpha –Sella di cuoio sudato?– interviene Doctor Wine –Non ci sarà nessuno che berrà quel vino. La sella sudata non fa venir voglia di bere nessuno.

NON FA UNA PIEGA. POSSIAMO PARLARE DI FILOSOFIA?

“Sono diffidente sugli accostamenti tra filosofia e vino: è un vicolo cieco.” – però, riprendendo il Simposio classico di Platone la brillantezza aiuta a parlare di politica e a lasciarsi andare –dentro il vino c’è l’uomo, la conquista, la metamorfosi e l’occidente.” – E Cernilli ribadisce: “il vino non è uva; è vino. C’è la metamorfosi.” – E il Professore: “l’uva ha una pellicola trasparente tra l’esterno e l’interno, come cesura temporale tra presente e futuro.”

DUNQUE IL VINO É METAMORFOSI. E CERTAMENTE IL VINO É FRUTTO DEL LAVORO UMANO MA DA SEMPRE É STATO ASSOCIATO ALLA DIVINITA’.

Risponde il Maestro: “Si ma gli dei greci non sono gli dei romani. Bacco era uno che si ubriacava, Dioniso era terribile; era il dio della droga, della violenza, dell’orgia, degli eccessi. Mentre nella regola si trova la vera libertà. L’ebbrezza è aldilà, è incontrollabilità, è non riuscire a sorreggere la regola. La nostra libertà finisce dove inizia quella di qualcun altro. Sono i bambini che pensano di essere onnipotenti, tutto quello che ci limita è una frustrazione e dall’accettazione dipende la libertà di tutti. La libertà mia ha poca importanza se non c’è quella altrui.”
-Il professore di Filosofia è Luigi Cataldi Madonna ma Daniele Cernilli ha sostenuto gli stessi esami, impossibile nasconderlo, e ben contento di parlare liberamente di libertà sospira:“É così raro non parlare di vino!”
– Ci spostiamo nel dehors, Luigi Cataldi Madonna accende le sue Rothmans con nicotina allo 0,1% e ci facciamo aprire una bottiglia di Malandrino-

PERCHE’ SI CHIAMA MALANDRINO?

“Lo guardi…” – mi dice Cernilli sorridendo a destra – allora mi rendo conto che la domanda è pleonastica, guardo l’etichetta – E Luigi Cataldi Madonna risponde: “L’ho fatto per ingoiare.” – Amarena in bocca – “Ho deviato dall’onanismo. Le femmine mi sono piaciute. E il vino aiuta. Sa come si chiamerebbe la mia biografia?” – no, mi dica – “«Se avessi sputato». E questa è di gran lunga l’intervista più divertente che abbia mai fatto.”

QUESTA É UNA FILOSOFIA DI VITA. CHE IMPRONTA FILOSOFICA NUOVA POSSIAMO DARE AL VINO?

“Bisogna entrare nella filosofia del senso comune, entrare nella logica del vino semplice. Se un’azienda come la mia riesce a fare un vino popolare è un’azienda di successo. Abbiamo fatto diventare il vino una cosa difficile e appesantita. Dobbiamo alleggerirlo. Se un vino fa salivare vien voglia di berlo ancora. Il problema dei grandi Borgogna? Sono carissimi. Bisogna fare il vino semplice e piacevole.

PROFESSORE, ME LO DICE PERCHÉ METTETE I 29?

“Mettete? Non io!” – risponde veloce il Professore a gambe ben incrociate – “Giulia, glielo spiego io” mi soccorre pazientemente Doctor Wine partendo dall’inizio, quello che non immaginavo –Non sempre la meritocrazia è giusta. É bene unire e male dividere; è bene includere e non mettere steccati. Ecco perché mettono il 29. Per ricordare agli altri che loro sono i professori.” – Già, i baroni universitari di una volta ma non il Barone Luigi Cataldi Madonna, che nella vita ha fatto quello che voleva fare: insegnare. Senza dimenticare l’eredità paterna della vigna.

Fine prima parte

Giulia Cuevas – Comunicazione Baccano
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