L’ORA DI TRANQUILLITÁ – L’Aperitivo è da Baccano.

3 gennaio 2017
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Massimo Ghini e Massimo Ciavarro

Massimo Ghini e Massimo Ciavarro. Piccola conversazione sui Massimi sistemi.

 

Tempo di lettura: 1 calice di Champagne Pol Roger

Abbinato a: l’aperitivo di Baccano con il Tris del giorno

(mini cheeseburger, bocconcino di tonno agli agrumi, gnocco ripieno di scampi)

Alle 18,58 sono già seduti al tavolo 201, nascosti dal banco gastronomia di Baccano: sono Massimo Ghini e Massimo Ciavarro. Li ho visti due giorni prima al Teatro Quirino e intravisti da Baccano giorni addietro. Il nostro appuntamento era alle 19,00 ma loro sono già lì, con il bicchiere in mano cercando un po’ di tranquillità, mentre in sala suonano jazz e bicchieri. Lo so, pensavano sarei arrivata in ritardo, mio classico, ma come potevo perdermeli? Due Massimi con un solo calice, diverso per ciascuno di noi, perché amiamo il vino italiano come lo champagne francese e le buone commedie cui si accompagnano. Questa è imperdibile. Tutte le sere al Teatro Quirino per tutta la prima settimana di questo nuovo anno.

 

Massimo, il tuo personaggio, Michel, è francese, avrebbe potuto essere italiano o romano?

 

“Sai Giulia, fin dall’inizio mi sono detto, e ho detto ai produttori, che non volevo assolutamente l’adattamento italiano, non volevo alcuna semplificazione, perché la commedia è bella così, francese, parigina, come l’ha pensata Florian (Florian Zeller, autore della commedia n.d.r.). Non volevo Michele al posto di Michel. Per cosa poi? Per far uscire fuori la regionalità? Cosa bellissima, tra l’altro, se contestualizzata e nella sua accezione migliore ma l’ho evitata: il mio personaggio è Michel -dove il “ch” suona come un indice sul naso –. L’aiutino l’ho usato solo per la traduzione di fuckin’ rat, che nel testo francese è esattamente così; per il resto si torna sempre alla battuta originale, funziona meglio.”

 

Florian Zeller ci offre uno spaccato socioculturale di Parigi molto realistico, non solo nell’intreccio della storia, così moderno ma anche nei personaggi così caratteristici e caratterizzati.

 

“Assolutamente si, è l’analisi della follia, l’esasperazione della società moderna, una società contemporanea che convive tranquillamente con il razzismo – è chiara l’immagine della Parigi attuale nei confronti dei polacchi o dei sudamericani: l’idraulico per i francesi è solo polaccoHo voluto enfatizzare con il rumore l’esasperazione di una società insana. I rumori di scena sono esasperati appositamente; è il rumore del fastidio della società moderna; ecco il trapano dei lavori dentro casa, il telefono, l’ambulanza. – I rumori sono in totale contrapposizione con ciò che sta volontariamente in mezzo alla scena, il giradischi. Fermo, in attesa di suonare “Me, myself and I”- avrai notato, Giulia che il rumore dell’ambulanza è però la sirena della Pantera Rosa, un omaggio a Black Edwards, con i rumori delle cose che cadono e delle sirene, perché era quella lì la sirena che volevo, non un’ altra” –  “Che poi aiuta ad immergersi nella Parigi, anche quella attuale, quella che ogni primo mercoledì del mese fa suonare la sirena d’allerta, quella Parigi che si porta dietro l’amara reminiscenza della seconda guerra mondiale” – “Sai che non lo sapevo? Mi dici una cosa nuova.” – sorride curioso e incuriosito come un bambino con le farfalle-.

 

Il tema della musica è centrale, è la ricerca del sé e il trovare te stesso per poi non ascoltarlo. Penso all’aver trovato il disco di Neil Youart “Me, myself and I” e all’impossibilità di ascoltarlo per tutta la durata della commedia e oltre.

 

“In scena l’ho addirittura accentuata con la rottura finale del giradischi”- dice Ghini – “Quanto piace al pubblico quella parte – suggerisce sotto ai baffi Ciavarro – che poi, non sai mai dove vanno a finire i pezzi. È bellissimo quando rotolano dal palcoscenico e non sai che direzione prenderanno, restando noi ignari e sospesi esattamente come il pubblico.” – è così come dice Ciavarro: ti chiedi se il disco colpirà la signora bionda della prima fila o rotolerà verso il signore più a destra con i capelli sale e pepe. –

 

Mi ha stupito la scelta della scenografia, così diversa dalla scena francese, senza libri, solo la musica centrale, nessuna traccia di boiserie o Luigi XV, solo oggetti moderni e domotica.

 

“Ma lo sai dov’è nata la scelta della scenografia? Proprio qui da Baccano, a cena con Roberto Crea. – indica, quasi alzandosi per l’entusiasmo, il tavolo 209, accanto al nostro – È una scenografia a metà tra 2001 Odissea nello spazio e un ospedale psichiatrico; se poi pensi che nel film italiano prodotto da De Laurentiis la traduzione è Tutti pazzi in casa mia…volevo esattamente qualcosa del genere” – “e il toro rosa?”- “ Si rifà ad un artista di interior design, Adrian Tranquilli; per il resto volevo l’asetticità, il salotto di una casa ( e non la casa), dove tutto è nascosto e tutto quello che non si vede lo si immagina ascoltando i rumori” – così è, i rumori del disfacimento di una casa con tubi che scoppiano ovunque e un salòn che rimane intatto.

 

A proposito di “pazzi” ne “L’ora di tranquillità” ritroviamo il leitmotiv della donna in analisi, lo stereotipo della donna che si riempie di domande contrapposto all’egoismo di Michel.

 

Egoist? C’est moi!riprende la citazione del film inglese di Patrice Leconte – Michel è un grande egoista, non si fa domande e se gli vengono in mente le manda via come fastidiosi moscerini; non si chiede fino in fondo, nonostante i forti dubbi, se suo figlio è veramente suo.”

 

Troviamo uno spaccato femminile molto ben descritto, non solo nel testo ma anche nell’utilizzo dei colori, del vestiario, delle sfumature del linguaggio; e certamente, anche il clichè della moglie e dell’amante.

 

“Nel film Natalie (moglie di Michel n.d.r.) non c’è, è completamente sottotono – è sempre in pantofole, con un pigiama, una vestaglia, un’aspirapolvere accanto – io ho cercato di farla risalire, e Galatea Ranzi lo fa nel migliore dei modi. Ho fortemente voluto attori non di sola estrazione comica ma anche tragica; è stata una mia richiesta ed una ricerca.”

Molto bella la scelta dell’incipit cinematografico che introduce il pubblico nella scena teatrale con facilità e senza forzature, come cinema e teatro fossero un unico linguaggio.

 

“Libera di non crederci ma l’ho girata prima del film!” – È un silenzioso e riuscito Massimo Ghini che esce da un appartamento del XVI arrondissment di Parigi e trova tra le bouquinistes del Lungo Senna un vecchio e amato disco di Jazz. –

Ciavarro, non fare il timido, parlami di Pierre…tanto il cheeseburger è finito!

 

Mi guarda come se fosse superfluo aggiungere qualsiasi cosa, poi, svegliandosi dalla tazzina di caffè: “Pierre è, per assurdo, quello più per bene, il suo sbaglio lo ha fatto per amore, un errore di 29 anni prima con una donna che ama ancora. Natalie è una donna insopportabile e lui la ama! Pierre è uno scemo…immagina la fatica che ho fatto ad interpretarlo! Si immedesima con modestia e discrezione nella figura dell’idiota moderno, ma lo fa con grazia inconsapevole e ben riuscitaLa mia difficoltà è stata il teatro, non sapevo cosa fosse il palcoscenico.

Quando avevo 30 anni, facevo E se ne vogliono andare! e mi chiamavano continuamente per le prove de Il bell’Antonio: non sono mai riuscito a dire di sì. Ho sempre fatto tv e cinema. La mia difficoltà è stata debuttare, non mi piace esibirmi, adesso mi piace persino la tournée, figurati, ed il sentirsi ogni volta un pochino più sicuro”.

 

Ghini, per te quale è stata la difficoltà maggiore?

 

La memoria!detto da un attore è cosa che mi diverte molto e non lo nascondo- nelle prime prove mi inventavo le cose” – Ciavarro che ride pensando a tutte le parole fuori testo suggerisce preziosamente dal gobbo -: «tanto questo è una macchina da guerra!» – L’errore è stato non memorizzare prima ma il problema è che è stata la mia prima regia; non facevo solo il protagonista ma anche la regia! Ecco, mai più così, senza prima cambiare metodo!”

 

Metodo a parte è una commedia dove non manca nulla, neanche l’agnizione plautina; alla fine dalla situazione iniziale si arriva ad una panoramica totalmente opposta dove la realtà vissuta è completamente diversa da quella reale.

 

“Si! – esclama Ghini che comincia a sentirsi compreso – altro che vaudeville! Al Massimo voix de ville, come voce della città, tornando all’enfasi e alla centralità del rumore.”

-E senza rumors finisce la nostra ora di tranquillità e il nostro aperitivo. Inizia lo spettacolo.

Al Teatro Quirino, di fronte a noi, fino all’8 Gennaio 2017.

Giulia Cuevas

Comunicazione Baccano

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