Afrodisiaci. Tavola e Letto nel Teatro di Edoardo Sylos Labini.

1 ottobre 2016

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Aperitivo a Teatro. Edoardo Sylos Labini, in esclusiva per Baccano, racconta il suo D’Annunzio Segreto, in scena al Teatro Quirino dall’11 al 16 Ottobre.

Edoardo Sylos Labini ci racconta un D’Annunzio segreto, intimo, quello che solo i cuochi, o meglio, le cuoche conoscono. Aelis Mazoyer, per anni al servizio del Vate, riferisce di un uomo amato, forte, fragile, all’amore dedito o forse innamorato. Delle donne e dei piaceri della vita prima di tutto. Dall’acqua al cioccolato. Un uomo che ha bisogno di nutrirsi, di parole, sesso e costolette sottili come crosticina di pane sfornato.
Marco Milani propone per Baccano in questa conversazione teatrale ostriche Tsarskaya, crostini con Burrata e salmone marinato all’aneto, praline di foie gras e castagnaccio.

D’annunzio si ama e si odia. Si ama come il buon cibo e lo champagne e come le donne. Si odia come le sconfitte personali e l’invidia. Tu come lo ami? Perché D’Annunzio, perché D’Annunzio in questa fase.

Lo amo perché ha capito la grande teatralità della vita. Come tutti i personaggi eccessivi o lo si ama o lo si odia. La sua vita è stata un’opera d’arte. Ha fatto esattamente ciò che voleva. Fino alla fine.” – «Vita inimitabile» prima dell’epoca della riproducibilità tecnica dell’arte.

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È anche un D’Annunzio visto dagli occhi di una cuoca, da una donna che usa sesso e fornelli come arma ma che ha comunque a che fare con un “gourmet”.

“È un D’Annunzio che ama vestirsi da fraticello, che chiama la sua cuoca Suor Intingola, le sue donne «badesse», la sua macchina «Papessa».” – Edoardo lo racconta e lo afferma con l’audacia dei capelli fuori posto di una Monaca di Monza.

Raccontami il tuo D’Annunzio nel suo rapporto con il cibo e con chi lo cucina. E il tuo.

“Sono le comande scritte a Suor Intingola, per i suoi pasti e le sue imprese erotiche, le richieste del polpettone rustico per una donna, uova, carne, frutta per un’altra e un’altra ancora.” Ogni donna ha il suo piatto, la sua estetica o quella voluta dal Vate. Mai a caso. Gli ingredienti si mescolano sensualmente come parole di uno stesso campo semantico in allitterazione. Armoniose, melodiche, in iperboli di climax crescenti.-

Io non cucino. Come tutti i teatranti vivo nei ristoranti. Solo nella mia piccola parentesi familiare ho vissuto il focolare domestico ma la mia vita è nei ristoranti. Una volta i registi si incontravano qui, come noi ora da Baccano. Attorno ad una tavola si discute di progettualità artistica. Per me l’appuntamento è al ristorante. Qualsiasi appuntamento.”
-Di fatto la sala di un ristorante è un gran palcoscenico con quinte di porte da cucina con spiragli di vetro da cui intravedere mani esperte di attori che impastano uova, che D’Annunzio adorava, e alzano padelle. Attori protagonisti con grembiali bianchi e cravatte e mani delicate che portano piatti di porcellana.-

Nella tua opera c’è il profumo. Sul corpo e nel piatto. Come si mescolano cibo e passione amorosa in D’Annunzio?

“Il Vate usava cibi afrodisiaci e chiedeva a Suor Intingola «polpettone magistrale», colazioni per le badesse, Acqua Nunzia ed estetica. – come nuvole filate, come se l’estetica si potesse mangiare -. Era Aelis a scegliere le donne per D’Annunzio, a suggerire quale profumo usare; D’Annunzio suggeriva i profumi alla cucina.Quale Piacere più piacevole di uno stesso profumo per due stanze?

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È un D’Annunzio fedele ai ricordi di donna.

“La fedeltà? «Bisogna spezzare la maschera della fedeltà come quella della verginità. Non v’è menzogna sillabica più diffusa e confusa di questa. La fedeltà ha il suono scenico delle false catene».” La risposta è di D’Annunzio quanto sua. L’ha fatta così sua da potermela regalare, affinché fosse mia, questa fedeltà.

In questo spettacolo però il tuo è un D’annunzio inedito, un uomo che non accetta la vecchiaia.

“Si, è un D’Annunzio che non accetta la sconfitta, sono gli ultimi 20 anni della sua vita consumati al vittoriale con donne, presenti e passate. É esoterico, non vuole invecchiare, rifiuta e combatte il decadimento del suo corpo, mostra le proprie fragilità, lascia che i fantasmi appaiano dietro le quinte della notte, con la Duse, grande amore della sua vita.”

La pubblicità. D’Annunzio ne fu maestro, regista, copywriter, soprattutto nel cibo tra Aurum, Parrozzo, Saiwa e Marron glacês, tu Attore e protagonista. Cos’è per te la pubblicità?

“Quello spot, «Anto’ fa caldo» portò più fortuna a Luisa Ranieri che non a me – Edoardo Sylos Labini è anche il famoso “Anto’” di una Luisa Ranieri infreddolita nello spot tormentone di una nota marca da the nel 2000 –

Ogni parola è incantesimo” diceva D’Annunzio. La pubblicità è anche autopromozione, lo era per il Vate. La lezione dannunziana è nell’armonia, sia questa poesia o pubblicità. -La capacità di cavalcare le parole come un’onda, la capacità di recitarla, L’Onda « Sciacqua, sciaborda, scroscia, schiocca, schianta, romba, ride, canta, accorda, discorda, tutte accoglie e fonde le dissonanze acute nelle sue volute profonde» Così mi lascia. In ascolto. E aggiunge: “l’attore deve sedurre. L’attrazione è interesse ed energia lasciando in pace estetica, bellezza ed equilibrio (lasciando il mio vacillare).

Giulia Cuevas – Comunicazione Baccano