Un, due, tre… Stella!

27 marzo 2020

Molti bambini “costretti” in casa hanno riscoperto grazie e soprattutto ai genitori e ai nonni un vecchio gioco che tanto tempo fa era il nostro principale passatempo. Si, in realtà noi potevamo farlo nel cortile o sul marciapiede sotto casa con mamma che ogni tanto si affacciava e ci poteva controllare: gessetti colorati e saltellando, le ore trascorrevano liete…

Io che non ho più quell’età e che invece amo molto il vino ho inventato un nuovo gioco che fa rima con “Un, due, tre… stella!” che ho chiamato “Bianco, Rosso o Bolla?”.

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Sono molto felice perchè c’è con me Filippo, mio figlio, giovane enologo!

Sull’etichetta di oggi è d’obbligo una premessa (meglio essere onesti e dire subito la verità… o quasi!): io sono di Gioia del Colle (insomma, non è proprio la verità perché, in effetti, io sono nato a Roma ma, come tutti sanno, sono e mi sento Gioiese al 101%) che è la culla del Primitivo e capirete che non potevo fare altro che iniziare, appunto, da un Primitivo! Ma la scelta che mi ha fatto propendere per aprire proprio questa bottiglia è che, questo primitivo, non è ancora in commercio, quindi un’assoluta novità!
Insomma mi sembra un bell’esordio ed una grande soddisfazione per me “gioiese” poter parlare, per primo, di questo bel vino.

Devo ringraziare Vincenzo Benagiano che qualche mese fa in occasione di una mia visita a Gioia del Colle me lo ha fatto assaggiare e mi ha anche regalato qualche bottiglia.

Quindi bando alle chiacchiere e cominciamo: bianco, rosso o bolla?

Oggi Rosso, anzi, Rosso molto scuro:

Vigna Liponti Nascìddò 2017 – Primitivo di Gioa del Colle:

Nascìddò (in dialetto gioiese) ha un’eccezionale valenza storica perché prodotto proprio nel vigneto che fu scelto alla fine del ‘700 da Don Francesco Filippo Indellicati, grande cultore di botanica ed agronomia, per iniziare la prima selezione di uve “Primativo”, avvenuta appunto in località Liponti, presso la contrada Terzi di Gioia del Colle.

E ora, finalmente, veniamo all’assaggio.

Primitivo in purezza che, come da tradizione gioiese, affina unicamente in acciaio per oltre 18 mesi. Colore rubino fittissimo e impenetrabile. Naso molto ricco, con un ventaglio di sentori davvero infinito e di grande impatto. Note di tabacco e fichi secchi si fondono con note fruttate scure con ciliegia nera e mora, poi, arrivano carruba spezie e note balsamiche.
Al palato è dolce e intenso, molto tipico, sostenuto da una evidente acidità che riesce a dare freschezza e donare un incredibile equilibrio. Beva imponente di gran corpo e struttura ma, al tempo stesso, agile ed elegante. Finale di ottima persistenza.
Insomma un capolavoro!

Fabio Casamassima

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